Martedì 1 MAGGIO  2012

 

“Non c'è uomo che abbia potere sul vento

per poterlo trattenere,

o che abbia potere sul giorno della morte;

 non c'è congedo in tempo di guerra,

e l'iniquità non può salvare chi la commette.”

Ecclesiaste 8:8

 

Il giorno della morte (prima parte)

Gli uomini cercano costantemente di rendere la loro vita più dolce, sorridente e gradevole. Sorvegliano attentamente la salute con cure gelose. Il duro lavoro e i progressi scientifici tradiscono il desiderio segreto del cuore: Meglio vivere! Si tratta di un sentimento profondamente umano.

La musica, la pittura, le arti in genere, gli sport e tutti gli svaghi non sono altro, in fondo, che l’eco di quel fremere dell’anima: Essere felici! Così, su tutta la superficie del globo, si cerca la gioia a gran voce. Sul grande palcoscenico di questa terra gli uomini tranquilli o gli avventurosi, le personalità o la gente poco nota, quelli che sono estremamente ricchi come i poveri, tutti senza eccezioni, desiderano possedere la felicità. Qual è il sogno ambito, ma mai realizzato, dalla caduta originale? Rifare il giardino di Eden!

Purtroppo! Esiste un giorno molto solenne a cui nessuno si può sottrarre. È il giorno della morte. Ognuno deve fare i conti con lui, il privilegiato di questo mondo come quello che riesce a malapena a nutrirsi.

Lettore! Ascolta questa legge inesorabile: «Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio; chi pecca morirà.» (Ezechiele 18:4)

L’immensa famiglia umana, che ora conta circa sette miliardi d’individui, è falciata continuamente come il grano maturo, dalla falce della morte. Molti se ne vanno ancora nel fiore della vita, della gioventù della forza. Pericle parlava di loro come della “primavera della vita”.

Quanti nomi di adolescenti leggiamo sulle lapidi nei cimiteri! I vecchi tristi e cupi, coloro che vivono da anni nel dolore e che hanno pensieri bui, s’incamminano anche loro, altrettanto sicuramente verso il trapasso. Non è forse scritto: «perché l'uomo se ne va alla sua dimora eterna»?

Così, per tutti noi quaggiù, il giorno del funerale non è molto lontano da quello della nascita. Possiamo anche ricordare qui che nella civiltà attuale, gli appetiti disordinati, il veleno dell’odio, le grandi ingiustizie e l’egoismo, tutte queste cose che comandano gli uomini, riescono a scatenare orrende stragi. Ah, i filosofi e gli ideologi possono istruirsi nel nuovo secolo! Altri possono parlare del prossimo ritorno dell’età dell’oro!

Purtroppo il cuore fosco dell’essere umano non conosce pace! Come potrebbe produrla attorno a sé? E impossibile. Quando infuria la battaglia i campi più belli diventano dei carnai orrendi. […] In molti casi la morte si avvicina a noi tramite la malattia. Si lotta con una volontà inflessibile contro gli assalti di febbri subdole, le infezioni o il temuto cancro. Ma, nonostante tutto, arriva il momento in cui il malato è solo più un moribondo.

Le voci ora tacciono e vengono soffocate dai singhiozzi. I lamenti, le lacrime, i visi tristi e pallidi, gli sguardi vuoti e i lunghi sospiri, sono quello che accompagnano quotidianamente quelli che hanno un caro che è appena trapassato. Spesso il rantolo, questo rumore sinistro e rauco che accompagna il respiro di chi è arrivato agli ultimi istanti di vita, aggiunge ancora orrore alla scena …

Ah! Com’è terribile trovarsi lì in quel momento, quando non si ha la pace della coscienza e la sicurezza del perdono dei peccati! Sono dolorose le tappe che segnano il passaggio dei figli degli uomini sul cammino che la Scrittura chiama: «il cammino di tutta la terra.»

Si concludono in questo modo anche le carriere folgoranti al ritmo frenetico di chi ha conosciuto la “gloria ufficiale” … ma non dimentichiamo che i morti si trovano già nella sofferenza se non hanno avuto un legame vitale formato tra la loro anima e Gesù, il Salvatore. Si afferma (che follia!) che siamo completamente murati nel “mistero”! Si perde di vista, volontariamente, che Dio si è rivelato pienamente in Cristo. E il Salvatore adorabile ha parlato, Lui, del mondo invisibile. Nella parabola del ricco e di Lazzaro, non ha forse mostrato come, dopo la morte, il ricco fosse nella sofferenza? Ah! Se in una vita ci sono molte sofferenze sopportate, che dire dei tormenti delle anime impenitenti che attendono il comparire davanti al Giudice dei vivi e dei morti? Lo sai chi sarà il giudice alle soglie dell’eternità? Sì, certo: è Gesù! Ha detto: «Perché come il Padre ha vita in sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in sé stesso;e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell'uomo.» (Giovanni 5:27)

Quanto sono commoventi queste parole: Perché è Figlio dell’uomo! Gesù significa Salvatore. Nacque a Betlemme Efrata. Anche se questa città era così piccola da non rientrare nell’elenco di quelle con circa mille abitanti, le migliaia di Giuda, è da lei che uscì Colui che libera dalla cattività del peccato, il Liberatore! Parlando del Cristo, il profeta Michea aveva detto: «le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni.»

(segue domani)

Tratto da «Le jour de la mort» di A. S. Laugt

Tradotto dal sito web http://www.bibliquest.org

 

 

 

Traduzione dal francese di Anna Vannini  - annavannini@alice.it

 

 

© Pagina stampabile per uso personale.

Ogni altro uso deve essere concordato con l'autore o con "Donne cristiane nel Web".

 

 

  

   annavannini@alice.it