Lunedì 2 APRILE 2012

 

“Voi dunque pregate così:

"Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome;

venga il tuo regno;

sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano;

rimettici i nostri debiti

come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori;

e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.”

Matteo 6:9.13

 

Gesù Cristo ci ha dato una preghiera come modello

Quando utilizziamo la parola “Padre” per indicare Dio, essa racchiude in modo conciso tutta la nostra fede cristiana. Stabilisce qual è la nostra relazione con il mondo invisibile.

Il Cristianesimo ha aperto delle nuove prospettive ai pagani, che li hanno profondamente segnati: il loro spirito ed il loro cuore sono stati impregnati dalla certezza che esiste un solo Dio. Prima di Cristo, il mondo era popolato da molti dèi e da spiriti di ogni tipo. Oggi non abbiamo più bisogno di tremare davanti ad una schiera di dèi distruttori; possiamo riposare nell’amore di un Padre celeste.

Ecco come Helmut Thieckle ne parla: “Gli uomini errano in una foresta ostile, al cadere della notte; sono circondati di ombre minacciose, di rumori che fanno gelare il sangue e di pericoli oscuri. Si sentono piccolissimi, insignificanti e sono profondamente angosciati. Hanno bisogno di Qualcuno che li accompagni lungo il loro percorso. È veramente meraviglioso poter pregare in tutta sincerità, affermando «Padre nostro…»

Una tale preghiera determina la nostra relazione con il mondo visibile, un mondo nello spazio e nel tempo, fatto di pericoli, di dolore, di sofferenza e di morte. Le nostre giornate sono nelle mani piene d’amore del nostro Padre celeste.

Essa determina anche le nostre relazioni con i nostri vicini. Non preghiamo “Padre mio…”, ma “Padre nostro…”. Gesù Cristo cancella IO e ME dalle nostre preghiere, e li sostituisce con il pronome NOI.

“Padre nostro…” determina anche il rapporto che abbiamo con noi stessi.

Questa parte contiene due verità essenziali:

1.     Innanzitutto ci ricorda che Dio è santo. È molto facile pensare che la paternità di Dio è qualcosa di banale e di sentimentale, per attaccarsi ad essa al fine di giustificare una religione facile e confortevole. Potremmo dire:“Dio è buono e tutto andrà per il meglio!”

Effettivamente Dio è il nostro Padre celeste, ma è anche il Dio santissimo che sta nei cieli. Dobbiamo sempre tener conto sia del Suo amore che della Sua santità. Dio non è un Padre che permette tutto e che non fa caso al nostro comportamento.

Molte persone oppongono l’amore di Dio alla Sua santità. Dobbiamo sempre avvicinarci a Dio con grande rispetto e con timore, adorandoLo in tutta umiltà. È il Padre nostro che si trova nei cieli, ed è allo stesso tempo amore e santità.

2.    Poi ci ricorda che Dio è Onnipotente. Siamo sovente frustrati dall’amore umano. È possibile che amiamo qualcuno senza tuttavia riuscire ad aiutarlo a compiere una certa cosa o ad impedirgli di fare qualcosa che non dovrebbe fare. L’amore umano può essere allo stesso tempo molto forte e così impotente!

Quando noi preghiamo “Padre nostro che sei nei cieli…” poniamo in parallelo l’amore e la potenza di Dio. Il Suo amore è sempre motivato dalla Sua potenza. Il Suo amore è sostenuto dalla Sua onnipotenza. Quando preghiamo in questo modo, dobbiamo anche pensare al Suo amore: un amore rinforzato dalla Sua potenza.

 

Dio ci ama, non in funzione di ciò che siamo, ma in funzione di ciò che Egli è.” (Anonimo)

Meditazione tratta da «A Road in the Wilderness» di Solly Ozrovech [Christian Art Publishers]

traduzione di  Claudia - claudia@donnecristianenelweb.it

 

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